Ognuno di noi vorrebbe sapere che persona sia il fotografo che stiamo scegliendo per il proprio matrimonio, è per questo che siete qui! Mi presento: Piacere, Maria!

Come e perché :

Da bambina, dati gli impegni della famiglia, passavo un sacco di tempo con la mia bisnonna Claudia.

Era una sarta, viveva in un blocco sovietico al quarto piano. Senza ascensore. Ricordo ancora con fotografie mentali la sua casa, davvero strana ai miei occhi di allora, ma accogliente: piccola cucina con pensili bassi – per arrivarci, era l’unica, oltre me ai tempi, sotto il metro e settanta della famiglia! ; la sua camera da letto, stretta e lunga con la finestra in fondo, sempre inondata dal sole e con un armadio antico – davvero fuori misura per una stanza cosi; un corridoio immenso sproporzionato pure questo, con un bel telefono a tamburo, un mobile e due poltrone – capite che non esagero se dico che era un corridoio sproporzionato! E poi il suo più grande orgoglio: la libreria del salotto. Quanti libri aveva? Non sono mai riuscita a contarli, era impossibile a cinque anni. Per cui li descriverò come la pensavo allora: innumerevoli.

Bisnonna ha sempre cercato di insegnarmi cose interessanti, ma falliva miseramente: non sono mai stata abbastanza paziente per cucire, fare la maglia o cucinare. Sotto la sua attenta supervisione riuscii a cucire a maglia un calzino. Si, uno solo.

La cosa che lei sapeva fare meglio di tutti, in cui era proprio la campionessa per la me di cinque anni, era raccontare storie. Mi stupivo ogni volta, non so come facesse ad averne sempre nuove. A volte erano brutalmente reali, a volte la realtà veniva trasformata in favola e al contrario, oppure apparivano personaggi che diventavano persone reali che conoscevo. Quando diventai più grande, forse otto o nove anni, alle storie inventate si aggiunsero delle vere: la storia del suo primo marito, morto al fronte durante la seconda guerra mondiale, mentre lei cuciva le uniformi per i soldati dell’armata rossa. Le storie del suo secondo marito, di mia mamma e dei suoi amici da piccoli. Ricordo che tutte le sue storie, anche quelle reali, erano molto oniriche, i cattivi erano proprio perfidi, i buoni erano sempre eroi e le bambine tutte principesse ognuna a modo suo!

Data alla sua influenza e ispirazione, ho tentato di scrivere o di diventare giornalista, fallendo così miseramente, che ho più volte pensato che non sarei mai riuscita a trovare un modo per trasmettere quell’atmosfera, mi dispiaceva non poterla rivivere mai più. Mi sbagliavo, nella mia vita è arrivata la fotografia. Ho capito che posso trasmettere quelle sensazioni con le immagini. Ho capito che posso creare memorie, memorie d’amore, memorie di tenerezza, momenti che descrivono la vita.

Il mio lavoro è la sua eredità, ed è per questo che ci tengo così tanto: ho imparato ad ascoltare, a vedere. Ho imparato a raccontare le storie. Sono qui per raccontare la vostra.


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